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IL PAPPAGALLO ARA

Un celebre pennuto

Gli Psittacidi, numerosa famiglia di uccelli appartenenti all’ordine dei Psittaciformes, sono diffusi nelle zone subtropicali e tropicali del mondo, come l’America Latina, l’India, l’Asia sudorientale, l’Africa e l’Oceania. Si distinguono tra le altre famiglie di uccelli per il becco ricurvo, simile a quello dei rapaci, specializzato però nell’aprire frutti o semi legnosi; hanno una mandibola superiore separata dal cranio, ciò permette maggiori movimenti sciolti con il becco e la testa. Solitamente la posizione del corpo è eretta; il numero delle dita delle zampe, quattro, opposte a coppie tra loro; moltissime specie di questa famiglia riescono ad imitare suoni o addirittura la voce umana.

I Pappagalli Ara

Le specie del genere Ara vivono nella regione neotropicale e sono molto diffuse tra il Messico l’Argentina. La maggior parte degli esemplari, vive nel Bacino del Rio delle Amazzoni e nelle regioni ai confini tra Panama e Colombia. Il nome del genere venne coniato dal naturalista francese Bernard Germain de Lacépède nel 1799.

La specie dall’areale più vasto, l’ara scarlatta, è diffusa in quasi tutta l’America Centrale e l’Amazzonia. Invece, l’ara golablu e l’ara fronterossa vivono solo in poche zone della Bolivia. Nei secoli scorsi è stata registrata una netta diminuzione dell’areale di molte specie, soprattutto a causa dell’intervento dell’uomo. L’ara militare è diffusa dal Messico settentrionale all’Argentina settentrionale, ma ha una diffusione discontinua: una popolazione si trova in Messico, una seconda, a molti chilometri di distanza, abita la costa venezuelana e una terza è diffusa lungo le Ande.

L’ara gialloblu è scomparsa da Trinidad negli anni ’60 ed è divenuta molto rara nell’Argentina settentrionale; sembra che anche altre specie siano scomparse da alcune isole dei Caraibi. Le specie del genere Ara si adattano molto bene a tutti gli ambienti della zona in cui vivono. L’unico requisito di cui necessita per vivere in una situazione di benessere, è la disponibilità di grandi alberi dove possa trovare cibo e cavità in cui nidificare. Le altre specie sono un po’ più esigenti, ma anch’esse necessitano di grandi alberi. L’ara golablu vive generalmente nelle «isole» di foresta circondate dalla savana e l’ara fronterossa predilige boscaglie aride e boschetti di cactus.

I Pappagalli invadono l’Europa

Nell’antichità, ma ancora oggi, i pappagalli venivano considerati simboli dell’esotismo, fin dalla scoperta del lontano Oriente, hanno affascinato gli Europei per la bellezza del loro piumaggio e per la capacità di parola di alcune specie. Tuttavia, il commercio di questi pennuti era quasi inesistente, rimanendo così segregati nelle aree della lontana India, del Catai e del Cipango.

Ma la scoperta dell’America portò maggior libertà ai commercianti europei, che poterono, finalmente, acquisire direttamente ciò che fino a pochi anni prima dovevano comprare a caro prezzo dai mercanti orientali o solamente osservare. Fu così che, in pochissimi secoli, nacque un grande interesse per questi magnifici uccelli. Ma la loro diffusione non si ferma qui, pittura e scultura lo scelgono come soggetto, fino a spingere orafi e scultori a proporlo come gioiello od oggetto di arredamento. Dall’interesse naturalistico a quello letterario, artistico e cinematografico il passo è breve, nascono così racconti e romanzi, come Un cuore semplice di Gustave Flaubert e La vedova e il pappagallo, Storie per ridere di Virginia Woolf. Presto sarà inserito anche nei fumetti, con Josè Carioca della Walt Disney, e al cinema, con Paulie – Il pappagallo che parlava troppo e nel film di animazione Aladdin come co-protagonista, troviamo Iago.

Nell’iconografia invece, il pappagallo è simbolo mariano, emblema di innocenza e di purezza. Viene spesso rappresentato nelle scene del Paradiso Terrestre o della Madonna col Bambino perché era opinione diffusa che il suo verso più comune fosse “Ave”, lo stesso saluto usato dall’arcangelo Gabriele al momento dell’Annunciazione a Maria.

Infine qualche curiosità, lo sapevate che i pappagalli vedono a colori? Ma non solo, vedono i colori molto più “accesi” rispetto a quanto li vediamo noi, ed è per questo motivo che molti allevatori prima di far entrare nei propri locali di allevamento persone terze, chiedono di togliere eventuali indumenti quali sciarpe o cappelli che siano di colori accesi, particolarmente vistosi per i volatili.

La memoria dei pappagalli è straordinaria, ma non ricordano tutto, sono in grado di fissare nella loro mente, per tutta la vita, una sequenza di suoni e voci diverse, riuscendo a riprodurla o a riconoscerla in qualsiasi situazione.

Infine si parla di specie e non di razze, perché i pappagalli non sono animali creati (facendo accoppiare specie diverse) e allevati dall’uomo, ma erano già presenti tutti in natura, l’uomo, allevandoli, ne ha solo preservato alcune specie piuttosto che altre.

 

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