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IL GENE DEL CANTO

Gli uccelli canori sono in grado di distinguere fin dalle prime fasi della vita il canto di esemplari della stessa specie e quello di specie diverse.

Questa capacità di discriminazione è influenzata da diversi fattori come la precedente esperienza, le cure materne e il patrimonio genetico. Ma è quest’ultimo ad avere il peso più importante almeno in alcune specie, secondo il nuovo studio di David Wheatcroft e Anna Qvarnström dell’Università di Uppsala, in Svezia.

Gli uccelli canori sono un modello classico per studiare i meccanismi comportamentali, neurali e genetici dell’apprendimento vocale. In molte specie di questi uccelli, i giovani di entrambi i sessi imparano le loro preferenze canore grazie al fenomeno dell’imprinting determinato dal canto dei maschi adulti con cui interagiscono.

Tuttavia, anche l’apprendimento da altre specie è un fenomeno comune, il che porta a un certo mescolamento dei canti tra specie che vivono nello stesso habitat. Nelle zone di contatto tra specie strettamente correlate, l’apprendimento incrociato del canto può perciò erodere le associazioni tra segnali di accoppiamento, preferenze dei segnali e identità di specie che sono vitali per mantenere le barriere riproduttive.

Come risultato, è probabile che i meccanismi implicati nei primi stadi dell’apprendimento del canto influenzino fortemente il modo in cui le barriere riproduttive si sono formate e mantenute negli uccelli canori.

In un nuovo studio sperimentale, i due autori hanno scambiato le uova nei nidi di due specie diverse di uccelli comuni nell’isola baltica di Öland, la balia dal collare (Ficedula albicollis) e la balia nera (F. hypoleuca).
Hanno così scoperto che i pulcini nati da quelle uova rispondevano più prontamente ai richiami della propria specie anche se erano stati allevati da adulti di un’altra specie. Questo risultato dimostra che la capacità discriminatoria non dipende dalla precedente esperienza uditiva.

In seguito, gli autori hanno incrociato le due specie per ottenere una discendenza ibrida. Questi nuovi pulcini rispondevano meglio al richiamo delle madri di balia dal collare, indipendentemente dalla specie della madre.

Ciò conferma che la discriminazione uditiva del canto è determinata geneticamente e non dipende da una forte influenza della specie materna, suggerendo un potenziale ruolo della discriminazione canora nel processo di formazione di nuove specie.

Fonte: Le Scienze ed.italiana Scientific American