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RANDAGIO O LIBERO? ANALISI DEL CANE DI STRADA

Come ci sono infiniti modi di essere uomo, esistono anche moltissimi modi di essere cane. In queste righe voglio parlare della mia visione (derivata da diversi studi e dal confronto con alcuni esperti) di un animale che tanto si distingue dal “cane domestico”, seppur appartenendo alla sua stessa specie: il cane randagio. Premetto che a molti educatori cinofili e non solo, oramai la parola “randagio” fa storcere il naso, poiché è vista solo in maniera negativa; insomma un randagio è un cane pericoloso, oppure abbandonato a se stesso a compiere una vita di stenti e sofferenze. E se invece un cane randagio non fosse altro che un cane libero? Libero di essere ciò che è, di non avere confini, proprietari, di non dover seguire le regole sociali umane ma, semplicemente, quelle dei suoi conspecifici.
Certo, per chi abita in una città del nord Italia, parlare di Randagismo è quasi pretenzioso, poiché questo fenomeno interessa soprattutto le zone del centro e sud Italia. Tuttavia, vi sono colonie di cani senza padrone in moltissime parti del Mondo, come in India, in Marocco o in Russia.
Il “problema” però riguarda tutti noi, poiché la salvaguardia della vita, dei diritti e del benessere di questi cani è un obbiettivo che dovrebbe avere qualsiasi persona che voglia ritenersi animalista. Dunque, cosa possiamo fare noi per aiutare o proteggere questi cani?
Prima di tutto l’arma migliore è l’informazione: un cane randagio ha dei parametri di benessere completamente diversi dai nostri o da quelli dei nostri cani. Quello che rovina la vita di questi animali è proprio la poca cultura di alcune persone che, vedendo un cane frugare nella spazzatura, dormire in una piazza, partorire ed accudire i suoi cuccioli in una buca sotto terra, viene mosso da pietismo e pensa di dover fare qualcosa per salvarlo. Ecco che cani che sono nati randagi e che vivono in un branco di loro simili vengono catturati per poi essere rinchiusi in minuscoli box in canile, oppure vengono sedati ed obbligati a viaggi infiniti per arrivare nelle nostre case. Stiamo parlando di animali che magari non hanno mai avuto contatti diretti con l’uomo né con elementi urbani come automobili o piazze affollate, e che si ritrovano catapultati in un Mondo che non gli appartiene e che soprattutto non comprendono; per loro non siamo persone pronte a dare amore, ma draghi sputa fuoco che parlano un linguaggio incomprensibile e ogni volta che li accarezziamo non li stiamo coccolando, ma pugnalando. In questi casi, più che mai, è vera l’affermazione: “a volte l’amore non basta”.
L’amore, o meglio il pietismo, serve solo ad affollare i canili del sud già strapieni, a gravare sulle tasche dei cittadini e a rovinare le vite di questi animali senza mai aver chiesto il loro parere. Anche se sembra un concetto assurdo, a volte un cane è felice nel dormire in una discarica e mangiare rifiuti, esattamente come il nostro cane è felice ed appagato nel riposare sul nostro divano e scorrazzare per la città. Iniziando a comprendere questo, forse potremmo meglio comprendere il fenomeno del randagismo e vedere i cani liberi come una risorsa, o almeno come un elemento positivo della nostra realtà.
Spesso Educatori ed Istruttori cinofili si ritrovano a dover lavorare con cani privati del loro ambiente di vita per mano umana e che, perciò, hanno pochissime capacità di ripresa: le uniche soluzioni spesso sono gli psicofarmaci o il ricreare un ambiente il più simile possibile a quello originario. Moltissimi ex randagi però, passano la propria vita chiusi in un Box a fissare il muro, divengono quasi autistici poiché la realtà a cui noi li abbiamo costretti è insostenibile e l’unica via di fuga è il “non esistere”.
Tuttavia il randagismo esiste, ed ha degli elementi problematici: non possiamo pretendere di controllarlo nel modo descritto sopra, ma neanche di girarci dall’altra parte ed ignorare questa realtà.
Recenti studi hanno dimostrato che ci sono più cani liberi in Italia di quanti siano i lupi nel Mondo; questi dati sono sconcertanti poiché il sovraffollamento della specie canina spesso ne condanna molti alla morte per mancanza di cibo o per avvelenamento. Sono proprio i cittadini ad avvelenare i cani poiché diventano fastidiosi per le persone in quanto affollano le città o le zone limitrofe.
Le chiavi per salvaguardare il benessere dei randagi sono senza dubbio le campagne di sterilizzazione e di vaccinazione, in modo da poter tenere sotto controllo la crescita della popolazione ed impedire il propagarsi di Zoonosi come la Rabbia, pericolose anche per l’uomo e per gli altri animali domestici.
Fortunatamente moltissime associazioni animaliste si stanno adoperando per la sterilizzazione dei randagi e il successivo reinserimento nel loro territorio, così come per aiutare i soggetti gravemente malati o feriti. Inoltre ci sono coloro che organizzano dei viaggi sicuri, controllati ed il meno traumatici possibile per portare i cani dai canili del sud alle famiglie del nord o centro Italia, avendo cura di selezionare ed istruire gli adottanti sulle particolarità e difficoltà dell’animale.
La legge Italiana non permette l’esistenza di cani senza padrone, ma permette la figura del “cane libero accudito”: i cani catturati e poi sterilizzati possono essere successivamente riportati nel loro habitat, a patto che non siano pericolosi per l’uomo. Certamente bisogna muoversi affinchè non lo diventino: dunque evitare di somministrare cibo ai branchi troppo in prossimità delle città se i cittadini non ne gradiscono la presenza, e ovviamente prevenire la diffusione di virus come la Rabbia che rendono gli animali violenti.
A questo punto è necessario specificare che esistono due tipologie di cani liberi: quelli completamente selvatici, che vivono in zone naturali e che possono non avere mai contatti con l’essere umano, ed i “randagi urbani”; questi ultimi sono anche cani di proprietà che vengono lasciati liberi dai proprietari stessi e vivono nelle piazze delle città, nutrendosi di rifiuti o di ciò che viene loro somministrato dai volontari o dai cittadini stessi. Spesso sono proprio questi cani padronali vaganti a non essere seguiti dal punto di vista veterinario poiché i proprietari non si impegnano a sterilizzare le femmine o a controllare le monte.
Dunque la “lotta” non è contro il randagismo, ma contro l’uomo: se da una parte ci sono volontari ed associazioni che ogni giorno si impegnano, dall’altra ci sono proprietari che non si interessano e persone poco informate che avvicinano e catturano determinati cani con la pretesa di salvarli. Anche molti Comuni, nel loro piccolo, stanno affrontando correttamente il fenomeno: il consigliere comunale della città di Maruggio (TA) voleva dare un posto per la notte ai tanti cani che popolavano le strade; avrebbe potuto rinchiuderli in canile, invece ha fatto mettere per loro delle cucce in legno da utilizzare liberamente. L’immagine di queste casette accanto alle case degli uomini è un chiaro esempio di come un’integrazione ed una fusione sia possibile se non necessaria; il cane è nato libero a fianco dell’uomo, dunque non c’è nulla per egli di più naturale che continuare ad esserlo. Forse dovremmo semplicemente smettere di voler sempre possedere e controllare ogni essere vivente ed accettare che tutti hanno diritto ad una vita dignitosa e soprattutto alla libertà.

Livia Carnazza- Ed. Cinofila ORMA DI MAYA