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RIPRODUZIONE: MOTIVAZIONI E RESPONSABILITA’ NEL METTERE AL MONDO UNA NUOVA VITA

Chi non si intenerisce di fronte ad una gatta che allatta i suoi piccoli? Ad un gattino che muove i primi passi? Ad una cucciolata che gioca sotto l’attenta sorveglianza di mamma gatta?
Sicuramente il miracolo della vita è un qualcosa di grandioso e magico e proprio per questo è importante, anzi, fondamentale, comprendere cosa significa e quali responsabilità comporta.
Sembra strano, ma per la maggior parte delle persone “non addette ai lavori”, la riproduzione è un argomento affrontato con molta superficialità e il concetto “vorrei farle fare i cuccioli” è spesso legato ad una scarsa informazione riguardo ciò che effettivamente questo significa.
Una cosa è certa: riprodurre una coppia di animali, di qualsiasi specie, non significa mettere insieme maschio e femmina. Assolutamente no. La prima domanda alla quale risponderemo è: Perché far riprodurre un gatto?
Nello specifico, possiamo distinguere due situazioni: la riproduzione di meticci e la riproduzione di soggetti di razza.
Il primo caso, che riguarda la riproduzione consapevole di gatti meticci, penso possa essere facilmente archiviato constatando l’enorme numero di gatti, adulti e cuccioli, che necessitano di adozione. Mettere al mondo altri meticci significherebbe esclusivamente togliere la possibilità di adozione ad uno dei tantissimi soggetti in cerca di casa.
Per quanto riguarda la riproduzione di un animale di razza, spesso si sente dire “vorrei far riprodurre il mio gatto per rientrare del costo dell’acquisto”. Questa non è una motivazione allevatoriale e citando un’amica allevatrice sarebbe come acquistare un’autovettura e mettersi a fare i tassisti per rientrare delle spese”
Il percorso che porta una persona a diventare da semplice proprietario di un gatto della razza che ama ad allevatore è lungo, impegnativo, costoso e costituito da un insieme di vera passione, studio, sacrificio e abnegazione. Innanzitutto bisogna chiarire una cosa: un vero allevatore non riproduce per avere cuccioli da vendere, ma per tenere nuovi soggetti, frutto di accoppiamenti mirati, seguendo il cosiddetto “breeding program”, che altro non è che un vero e proprio piano di lavoro che si segue e sviluppa al fine di raggiungere gli obiettivi di selezione in termini di standard (l’insieme delle caratteristiche fisiche/estetiche della razza specifica), carattere e salute.
Questa è la chiave. Allevare e riprodurre un gatto di razza segue uno scopo, un obiettivo che sicuramente non è incassare i soldi della vendita di un cucciolo che, detto chiaramente, non sono mai sufficienti a coprire le molteplici spese che si hanno quando si sceglie l’allevamento come “hobby”.
Detto questo, vi lascio riflettere con la domanda: tu,che non sei un allevatore ma hai acquistato una gatta di razza, perché vorresti farla riprodurre?
Una volta terminate le riflessioni sulla motivazione che può spingere una persona a far riprodurre un gatto, facciamo alcune valutazioni pratiche. Un gatto non sterilizzato comporta una gestione differente, sia in termini di pulizia, che di salute. Il gatto maschio “intero” tende a marcare considerevolmente il territorio, mentre la femmina potrebbe assillarvi con miagolii decisamente sostenuti, oltre al pericolo di infezione all’utero nel quale si incorre quasi sicuramente facendole fare una serie di calori “a vuoto”. Inoltre sono entrambi in balia di sbalzi ormonali, con conseguenti perdite di peso, sbalzi umorali… insomma, per un gatto non riproduttore, ancora più che per il cane, la sterilizzazione diventa davvero una sorta di “liberazione” , nonché comporta una gestione incredibilmente più semplice del vostro amato gatto.
Gravidanza , parto e gestione dei neonati, infine, non sono assolutamente semplici e “automatici” come vogliono le credenze popolari. Durante la gravidanza la gatta va gestita con un regime alimentare appropriato e con visite periodiche ed ecografie per verificarne il corretto proseguimento.
In quanto al parto, il detto “le gatte fanno tutto da sole” non vale, specialmente per soggetti di razza. Bisogna quindi essere pronti all’eventualità di aiutare la gatta durante il parto, assisterla, aprire le sacche amniotiche, tagliare i cordoni ombelicali, rianimare cuccioli, assicurarsi che si attacchino ai capezzoli e gestire eventuale bisogno di aiuto nell’allattamento e cura. Per un allevatore i giorni del parto sono di dedizione, sacrificio, mancanza di sonno e preoccupazione che tutto proceda al meglio.
Mi preme molto specificare che tutto questo non ha l’obiettivo di spaventare, ma di far riflettere. Aiutare una gatta a mettere al mondo i propri cuccioli, verificarne l’aumento di peso, vederli compiere i primi tentativi di gioco, i primi pasti, assistere alla loro crescita pensando a chi tenere è emozionante, bellissimo, anche dopo anni, anche dopo decine di cucciolate. E, se si è davvero appassionati (o folli, che è probabilmente il termine più corretto), ripaga di tutti i soldi investiti, le notti insonni, la vita sociale ridotta, la quantità di lettiere pulite e tutte le cure prestate.
L’importante è, come ho detto, avere dei veri obiettivi e non essere mossi da smanie di guadagni facili o da semplice superficialità. Perché voi siete i responsabili della venuta al mondo di quelle vite e ogni cucciolo che muore in tenera età, ogni cucciolo che nasce con patologie che sarebbero state evitabili da parte di un allevatore esperto e competente, è un peso sull’anima e sul cuore. Quindi, pensateci bene!

Giuseppe La Franca