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CAPODOGLI MINACCIATI DALLA PLASTICA

Dopo le immagini dell’orso bianco in fin di vita che hanno fatto stringere i cuori degli amanti degli animali e non solo, qualche giorno fa la BBC ha mostrato un video altrettanto toccante.
Le immagini, infatti, ritraggono un giovane capodoglio che tenta disperatamente di togliersi un grosso pezzo di plastica incastrato nella bocca.
Una lotta impari che in questo caso è finita per il meglio solo grazie all’intervento dell’operatore subacqueo che è riuscito a liberare l’animale altrimenti condannato.

La plastica in mare – in tutte le sue forme, dai grandi pezzi galleggianti ai microscopici frammenti – ha effetti devastanti per la fauna, entrando  prepotentemente in tutta la catena alimentare. E i cetacei che sono al vertice di questa catena trofica e ingoiano grandi quantità d’acqua per filtrare i piccoli crostacei di cui si nutrono – come nel caso delle balenottere –, pesci o calamari di profondità come per il capodoglio, sono tra le creature marine più colpite. Una balenottera che filtra circa 70 mila litri d’acqua alla volta può arrivare a ingoiare circa 100 mila micro particelle di plastica al giorno.

Allo stesso modo non è raro trovare grandi quantità di questi rifiuti negli stomaci dei capodogli spiaggiati che, magari, non sono deceduti direttamente a causa di questo ma, comunque, la presenta della plastica nell’apparato digerente ha causato l’indebolimento fisico veicolando batteri e agenti patogeni e rendendo difficoltosa la digestione.
I capodogli sono i più grandi odontoceti (ovvero cetacei con i denti) esistenti e possono raggiungere i 18 metri di lunghezza.
La loro caratteristica principale è il loro incredibile biosonar che permette loro di cacciare e individuare i calamari abissali che vivono oltre i 1000 metri di profondità. Sono animali molto intelligenti, che stringono forti legami sociali con i membri della propria famiglia e del branco.
Anche nel Mediterraneo è possibile incontrarli tutto l’anno, in particolare nelle acque del Santuario Pelagos, l’area di mare protetta da un accordo internazionale che va dalla Toscana a nord della Sardegna fino alla Costa Azzurra, al di sopra dei canyon sottomarini dove questi cetacei si immergono per cacciare.
Grazie alle fotografie del profilo della pinna caudale – a differenza della balenottera minore il capodoglio quando si immerge la solleva sempre fuori dall’acqua per darsi la spinta – i ricercatori sono stati in grado in questi anni di catalogare un gran numero di esemplari e di valutare che la specie, negli ultimi anni, è in aumento nel Mar Ligure – malgrado la grande percentuale di microplastiche in acqua – probabilmente a causa della distribuzione delle loro prede.

Da pochi giorni e fino al 25 febbraio 2018, per tutti gli amanti dei cetacei è possibile visitare al Museo Galata di Genova la mostra Artist for the whale, che mescola arte e scienza.
Promosso dalle organizzazioni Artist4Rhino e dall’Istituto Tethys ONLUS, da sempre impegnato nella ricerca e nello studio dei cetacei del Mediterraneo, l’evento è nato con l’idea di sensibilizzare e informare sul pericolo costituito dalla plastica in mare e sull’importanza dei cetacei, ancora così poco conosciuti dalla maggior parte delle persone, nella catena alimentare e nell’equilibrio di tutti i mari.