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DALLA PARTE DELLA VOLPE.

E dopo i lupi adesso a finire appesa per il collo, esibita, umiliata, esposta in segno di sfregio verso madre natura e verso chi si adopera per tutelarla, è toccato a lei: la volpe. Uno dei simboli dei nostri boschi e della fauna italiana ed europea, sinonimo di astuzia e furbizia ma, proprio per questo, spesso negli anni perseguitata.
L’esemplare in questione è stato ritrovato a Civitavecchia lo scorso 24 dicembre, ucciso e appeso per il collo a un cassonetto della raccolta della carta. Il movente e l’artefice di questo barbaro gesto restano oscuri, ma tutti conosciamo l’antipatia di cui gode questo povero animale tra i cacciatori – per i quali è colpevole di distrarre e allontanare i cani durante le battute di caccia – o tra i contadini ai quali, quando riesce, sottrae qualche pollo non ben custodito.
E non è il primo caso dell’anno.

Anche lo scorso ottobre, infatti, un’altra volpe era stata trovata impiccata a un albero in Calabria, nei pressi del Santuario di Paola, mentre a febbraio stessa macabra sorte era toccato a un esemplare marchigiano a Filottrano. In questo caso l’animale era stato esposto a bordo strada legato per il collo a un palo appositamente posizionato.
Nella stessa zona e con la stessa modalità un anno prima era stata trovata morta un’altra volpe, probabilmente per opera della stessa mano sanguinaria.

Ma perché tanto rancore verso questo animale?
Sicuramente per il suo opportunismo, per la sua capacità di cavarsela sempre e comunque, nei boschi come ai confini con la città dove, talvolta, come abbiamo detto si intrufola nei pollai.
Per questa sua “invadenza”, a metà del secolo scorso la volpe, come il cugino lupo, era annoverata tra gli animali “nocivi” a cui era consentito dare una caccia spietata, con ogni metodo, dal fucile al veleno. In più, quando la si prendeva, ecco a disposizione un elegante collo di pelliccia da sfoggiare…

Ma dal 1992 la volpe in Italia è diventata specie protetta, appartenente al patrimonio indisponibile dello Stato, ed è intoccabile.
Tuttavia, come abbiamo visto le vendette private e gli atti di bracconaggio continuano a esistere. Inoltre in alcune regioni italiane il numero di volpi viene mantenuto entro un certo range abbattendo gli animali in esubero, la cosiddetta caccia di selezione, con il benestare dell’ISPRA.

Anche chi è contrario a queste pratiche e ha a cuore il benessere animale, deve comunque ricordare che la volpe è un animale selvatico e come tale va trattato. Non va avvicinato, alimentato o trattenuto se non in evidente stato di difficoltà – e in quel caso l’individuo va trasportato in un CRASCentro Recupero Animali Selvatici  dove potrà essere curato e, se possibile, rimesso in libertà.
Mentre lasciare a disposizione riserve d’acqua nei giardini della periferia è una pratica auspicabile in estate, perché di aiuto per gli animali assetati, non è invece una buona pratica, in generale, lasciare cibo per i selvatici attirandoli vicino ai centri abitati.
Le volpi, in particolare, sono animali opportunisti e intelligenti e in presenza di una fonte di cibo facile e sempre disponibile finirebbero per abituarsi e “diventare di casa”, rinunciando a cacciare da sole e diventando meno diffidenti con l’uomo e più invadenti.

Inoltre, spesso le volpi sono portatrici di malattie come la rabbia e la rogna, che possono contagiare gli animali domestici ed essere pericolose anche per l’uomo. Motivo in più per amarle e tutelarle nel loro habitat senza stimolarle a entrare nei nostri giardini.