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COLOMBI VIAGGIATORI EROI DI GUERRA

In qualche modo si potrebbe affermare che i primi droni abbiano una storia ultra centenaria.
Stiamo parlando dei colombi viaggiatori, che erano in grado di “trasmettere” immagini aeree proprio come i droni moderni, pur senza essere dotati di software e componenti ultra-tecnologiche ma dotati solamente del proprio becco e delle proprie ali, e che si dimostrarono un preziosissimo mezzo di comunicazione durante la Grande Guerra.
Questo soprattutto grazie ad uno spiccato e innato senso dell’orientamento: secondo la cosiddetta “scuola tedesca” il loro orientamento sopra la media sarebbe dovuto alla capacità di sfruttare il magnetismo terrestre; di tutt’altro avviso è invece la “scuola italiana” (basata sugli studi del Professor Floriano Papi), che ha sviluppato la cosiddetta “teoria olfattiva“, secondo la quale i colombi riuscirebbero ad orientarsi percependo gli odori presenti nell’aria e e trasportati dal vento, ricostruendo a ritroso la sequenza e ritrovando così la via di casa.
La diatriba tra le due “scuole” però persiste, e tutt’oggi ancora non si è riusciti a trovare una spiegazione univoca a quello che a tutti gli effetti rimane un mistero.

Durante la Guerra furono utilizzati principalmente per consegnare messaggi, ma si calarono anche nel ruolo di fotografi: i messaggi che venivano affidati a questi uccelli presero il nome di colombigrammi, scritti in triplice copia su carta carbone e inseriti in appositi astucci fissati con due braccialetti alle zampe. L’opzione fotografica fu invece ideata dal tedesco Julius Neubronner, che nel 1907 riuscì a realizzare una macchina fotografica così piccola da poter essere installata sui colombi tramite un’imbragatura pettorale; un’idea che fu presto copiata da svariati altri eserciti, tra cui anche quello italiano, così da poter effettuare fotografie aeree del campo nemico senza bisogno di usare ricognitori a motore, ma solamente utilizzando congegni di scatti a tempo.

Si può dire che oltre a ricoprire un ruolo a tutti gli effetti di enorme importanza nel conflitto, i colombi dimostrarono un’incredibile destrezza e capacità nel portare a termine con successo le proprie missioni : infatti dei colombi inviati dalla Seconda Armata dell’esercito italiano durante la Guerra (855), solamente 17 esemplari non riuscirono a fare ritorno.

Furono poi “congedati” definitivamente dal servizio militare soltanto negli anni 60′, quando nella caserma Zignani di Roma fu chiusa l’ultima colombaia militare (ovvero le strutture, fisse o mobili, in cui i colombi venivano nutriti e allevati).
Da veri e propri eroi.