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LE TARTARUGHE MARINE AMANO NAPOLI

In quali zone del Mediterraneo amano nuotare di più le tartarughe marine?

Questa la domanda che ha spinto l’Università di Pisa, tramite una squadra di etologi, a condurre uno studio per comprendere abitudini e preferenze delle tartarughe marine comuni, della specie Caretta caretta.

Lo studio si è sviluppato su un arco temporale di 8 anni, in cui sono stati monitorati gli spostamenti nel Mediterraneo di 8 esemplari di tartaruga: i ricercatori hanno così scoperto come, tra i luoghi più gettonati tra questi esemplari, al primo posto si posiziona il Golfo di Napoli, anche se sembrano comunque apprezzare tutta quella zona che si estende tra la Campania, la Calabria e la Sicilia.

Come è stato organizzato l’esperimento?
I ricercatori hanno applicato sul carapace di ciascun esemplare delle piccole trasmittenti utilizzando tecniche di telemetria satellitare.
Le tartarughe selezionate per il bene della scienza erano tutte di taglia medio-grande e in fase giovanile avanzata, catturate accidentalmente da pescatori, riabilitate poi in centri specializzati in Toscana e Campania e quindi liberate nelle stesse zone della cattura, non prima però di averle dotate delle trasmittenti.

I dati raccolti successivamente hanno smentito alcune credenze secondo cui questi esemplari amino stare vicino alle coste e nuotare in acque con profondità inferiore ai 100 metri, così da poter cacciare più facilmente.
In realtà, le nostre tartarughe si sono mostrate molto opportunistiche e, come va ormai di moda dire, resilienti, riuscendo a stare anche per mesi a lago delle coste, in acque dove la profondità supera anche i 1.000 metri, dimostrando una grande capacità di adattamento ai cambiamenti e ai differenti contesti in cui possono trovarsi, riuscendo a cavarsela senza problemi.

Questa ricerca è un tassello sicuramente molto importante per la conoscenza scientifica in merito a questa specie e per riuscire conseguentemente a individuare nuove misure per migliorare la tutela e la conservazione tanto della specie quanto delle aree interessate!

La ricerca, che ha ottenuto finanziamenti dall’Università di Pisa tramite fondi PRA, dalla Regione Toscana e dalla Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, ha visto la collaborazione del Centro per la conservazione delle tartarughe marine di Grosseto ed è stata recentemente pubblicata sulla rivista scientifica “Marine Biology“.