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VIRGO FIDELIS

House alle armi. Mi ammantai di gloria e valore.
No eh ?
Va bene, volevo solo tirarmela un po’, miles gloriosus.
Essendo di Torino, ed essendo la caserma Cernaia la prima caserma di carabinieri, in Via Cernaia appunto, pieno centro, la scelta di mera comodità era scontata. Novanta giorni di addestramento duro ed intenso. Per gli altri, io ero piantone alla sagrestia, tenevo la cappella della Virgo Fidelis, la Madonna protettrice dei Carabinieri, pulitissima.
E nel tempo libero, più o meno la totalità, oltre a suonare un po’ di boogie sull’organo, ho dato gli ultimi due esami universitari, con tanto di congedo per.
Il giorno del giuramento sono stato l’ unico ad avere il permessino per stare a casa.
Non hai marciato un minuto in novanta giorni, mica possiamo fare figure di m…a” è stata la diplomatica affermazione del tenente.
Ma si sa, a venticinque anni le delusioni si superano in fretta.
Finito il corso, le destinazioni. Chi in sperduti paesini in qualche stazione, chi nel Tuscania, reparto operativo, ma sul serio,…io a Moncalieri, paesone separato da Torino dal cartello di confine, non state ad indagare sul motivo di questa assegnazione.
Castello settecentesco, un tempo della Bella Rusin, l’ amante del re, ora sede del primo battaglione Piemonte. Bellissimo, un filino tetro, parco enorme. Ma non c’ è la cappella. Oramai avevo esperienza, ma niente.
Mi tocca imboscarmi in fureria. Con altri due scrivani gestivo la compagnia, compilando fogli nei quali assegnavo Tizio a questo servizio, mentre Caio lo mettevo a riposo, mentre Sempronio era in licenza…ufficiali compresi. Poi l’ ordine del giorno andava portato al colonnello che lo firmava senza manco guardarlo. Un potere immenso, difatti avevo riportato la compagnia a regimi feudali.
Allo spaccio era tutta una gara a chi mi offriva qualcosa pur di paracularsi il riposo di domenica.
Ma c’ era un’ incombenza terribile: l’ alzabandiera.
Alle 8 precise dovevo essere presente, in divisa, sbarbato. Mentre impettito, immobile ed assonnato presenziavo all’alzabandiera…un impercettibile macchia nera svolta un angolo…un gatto ! Avrò visto male. Se gatti ci sono, sono nel parco, in mezzo al boschetto, credo.

Come ultimo arrivato, come burba, dovevo portare gli ordini al colonnello alle 11 di sera, mentre gli altri due scrivani erano fuori a godersela. Ed una sera, mentre attraversavo la piazza d’ armi per andare dal colonnello…un rumore improvviso proviene dai bidoni dei rifiuti dello spaccio. Il gatto nero ! Ma è di nuovo solo un attimo.

Siamo a natale. Un freddo becco.
Dobbiamo decidere le licenze, quindi è presto fatto. Io sono il più anziano e la farò a Natale, lui a Capodanno e tu che sei la burba all’Epifania”. Me l’ aspettavo.
Va bene”, abbozzo.

Esco dallo spaccio, dopo aver fatto colazione, e già che era offerto, con un panino al prosciutto in mano. “Chissà se…” e lascio un pezzetto di prosciutto sul davanzale della finestra dell’ ufficio.
E mentre sono alle prese col registro delle presenze…lo vedo.
Solo un attimo, al di là del vetro. E mi ha guardato.

Lo scrivano anziano è partito per la licenza, siamo al 24 pomeriggio.
Abbordo il collega: “Senti…lui fa natale fuori…tu farai capodanno, com’è giusto. Ti spiace se almeno stasera esco io ?”.
Impietosito, acconsente. E la notte di Natale sono a casa.

Oramai è un’abitudine. Spaccio, panino, pezzo sempre più grosso di prosciutto sul davanzale. E puntuale il gatto arriva, afferra, mi guarda e fugge. Ed un paio di volte l’ ho visto anche saettare fuori dalla porta dell’ufficio, evidentemente entrato attratto dal calore.

Avete per caso visto un gatto?” il capitano!
No signor capitano”. Oddio, ho mentito ad un ufficiale dei carabinieri !
Se lo vedete cacciatelo. E’ una caserma questa, e gli unici animali ammessi sono i cani del gruppo cinofilo. E se vedete chi lascia del prosciutto qui davanti fatemelo sapere”.
Comandi signor capitano !”.

Fine del prosciutto. 31 pomeriggio. Lo scrivano di mezzo è andato in licenza, quello anziano ne è rientrato.
Lo abbordo. “Senti, tu hai fatto Natale fuori, lui, giustamente fa capodanno, mentre io sono sempre qui. Ti spiace se almeno stasera esco io ?”.
Impietosito, acconsente.
Ed anche la notte di Capodanno sono fuori. Ovviamente il casino è scoppiato all’Epifania, quando ero in licenza io ed i due si sono parlati, ma questa è un’ altra storia.

E’ sera tardi. Tra poco devo andare dal colonnello. Sono finiti i moduli e vado nel retro, tappezzato di armadi di latta grigi e pieni di scartoffie.
Apro quello socchiuso che contiene i moduli…un rumore improvviso dallo scatolone in basso.
Il gatto ! Ma…ma…non è un gatto…è una gatta ! Ed ha partorito sui moduli ! Oddio ! Gatta, gattini, prosciutto, capitano…

Qui la beccano di sicuro. Prendo lo scatolone e lo nascondo sotto la mia scrivania. Figurati quanto può durare come soluzione. Cazzo…il colonnello ! Quello aspetta me per andare a dormire !

Firma come al solito, senza guardare né i fogli né me.
Mi scusi signor colonnello…se posso permettermi…” mi fissa.
Ho la lingua sudata.
Signor colonnello, qui in caserma c’ è un gatto nero bellissimo (speravo che spacciandolo per maschio avessi più successo). So che non è usuale ma…potremmo prenderlo come mascotte del battaglione”.
Ok, mi sono rovinato.
Già mi vedo a Gaeta, al carcere militare, col capitano che mi frusta.
Decido di esagerare. “Noi siamo nel cuore della gente, siamo gente di buon cuore. E poi è nero, come la nostra divisa ! Se vuole posso dipingergli due strisce rosse sulle zampe”.
Guardatemi, o prodi lettori, siete al cospetto di chi ha fatto sorridere un colonnello dei carabinieri !

Va bene, ma se ne occuperà lei, studia veterinaria, giusto ?”.

Sono molto orgoglioso di me. Ho risolto la micia, dato una mascotte al battaglione e ricevuto un incarico da vet prima di laurearmi. Molto orgoglioso. E per un paio di mesi non ho potuto allungare le gambe sotto la scrivania.

Marzo. 8 di mattina. Battaglione schierato, colonnello impietrito, ufficiale di picchetto con tanto di fascia azzurra, inno che gracchia dall’ altoparlante, io sbarbato ed assonnato…

Dio, ti prego, fa che non sia vero !”.
La gatta. Seduta immobile con 4 gattini che le saltellano intorno. Invoco mentalmente cecità per tutti gli astanti.
Terminato l’ alzabandiera, chi va allo spaccio, chi in ufficio, la gatta chissà dove, oramai ha abbandonato la cassetta dei moduli.

I gattini no, ma la gatta, almeno fino al mio congedo, non ha mai sgarrato un alzabandiera.

Sono passati 30 anni. Credo sia morta di overdose di prosciutto.

Alex Giordana