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IL MIO PRIMO ANNO DI VITA

Oggi è il mio compleanno e sono un cane felice. Non ho una percezione esatta del mio passato, ma ricordo di essere nato in una splendida famiglia dove la mia “Mamma” Irene mi ha fatto crescere felice. Ho vissuto le mie prime settimane pensando solo a crescere, a divertirmi con i miei fratelli e con “Osvaldo” che è sempre stato con me nella cuccia. Non avevo davvero nulla a cui pensare, ero al caldo, coccolato, pulito e sopratutto mi hanno sempre dato da mangiare in abbondanza, e questa è stata fin da subito una mia priorità. Le settimane sono passate piuttosto velocemente e mi sono ritrovato a correre, o forse meglio dire rotolare, nel cortile. C’erano davvero tanti cani e mi sentivo davvero felice. Io, i miei fratelli e “Osvaldo”. Non ricordo come e quando è iniziato, ma ad un certo punto siamo rimasti pochi perché i miei fratelli erano andati via. Io ero felice lo stesso. Mangiavo, giocavo, dormivo. E non avevo bisogno di altro.
Un pomeriggio di luglio Mamma Irene venne a prendermi per portarmi in cortile. Vidi per la prima volta quella che sarebbe diventata la mia nuova famiglia. Ricordo bene l’espressione da ebete di quell’omone con la testa lucida, i suoni stranissimi che la sua bocca emetteva per attirare la mia attenzione. Lo trovai davvero un tipo buffo. Si abbassò e sentii chiaramente odore di cani che non conoscevo e poi, non so spiegarlo, ma quelle braccia intorno a me ebbero un non so che di amichevole, di dolce. Nonostante quell’aspetto burbero ebbi la sensazione di potermi fidare e fu davvero piacevole. Ci rimasi male quando, dopo aver parlato con la mia Amica Irene, andarono via così come erano arrivati. Peccato pensai e tornai a giocare con miei Amici. La sera nella mia cuccia ripensai alla giornata e, abbracciandolo, raccontai le mie positive sensazioni a “Osvaldo”. Chissà se avrei mai rivisto quel gigante dalla testa lucida, con quelle braccia che, nonostante i disegni, mi sembrarono delicate, dolci e protettive. Mi addormentai.
Continuai la mia vita da cane felice e fortunato. Poi un giorno di luglio particolarmente caldo ero in cortile quando vidi nuovamente il gigante buono. Istintivamente mi avvicinai e, ancora una volta, sentii le stesse positive sensazioni che avevo già provato. I suoi occhi lucidi sembravano davvero felici ed emozionati. Non sapevo. Non capivo. Poco dopo la mia Irene mi salutó con un abbraccio dolcissimo.Quel 18 luglio la mia vita cambiò improvvisamente e completamente. Un po’ timoroso ma sempre allegro salii in quella scatola che si muoveva da sola. Faceva molto caldo ma ero abbastanza tranquillo e, per fortuna, con me c’era “Osvaldo”. Sentivo continuamente la parola “Logan” senza capire. Non potevo capire. Non ancora.
Il viaggio in quella scatola sembrava non finire mai, ma alla fine arrivammo in quella che sarebbe diventata la mia nuova casa. Immediatamente vidi due pelosi, che sembravano miei simili, avvicinarsi lentamente.
Ma dove ero finito ?
Scesi dalla macchina e la mia avventura ebbe inizio. Feci un giro per il giardino seguito da vicino dai miei nuovi amici “Tea” e “Oliver” che sembravano più perplessi di me. A dir la verità la bianca “Tea” sembrava non vedermi di buon occhio. Credo fosse gelosa. Accompagnato dai miei nuovi amici salii sul terrazzo e vidi degli animali, a me sconosciuti, molto più piccoli di me. Provai immediatamente a giocare. Idea pessima. Un attimo dopo il mio naso graffiato sanguinava. Tutti si misero a rincorrere tutti. Furono attimi di confusione totale. E “Osvaldo” ? dove era finito “Osvaldo” ? La scatola che si muove forse me lo aveva rubato.
Ero allegro come sempre, ma un po’ preoccupato. Cosa e dove avrei mangiato ? Il pomeriggio trascorse velocemente e finalmente arrivò l’ora di cena. Fui indirizzato alla mia ciotola, vicino a quella di Oliver, fortunatamente ad una distanza adeguata dall’antipatica Tea. Con piacere scoprii che la stessa conteneva esattamente le crocchette mangiate fino alla sera prima.
Ricordo che quella sera ero esausto e naturalmente preoccupato su dove e con chi avrei dormito. Altra piacevole sorpresa. Trovai un Kennel uguale a quello in cui avevo dormito fino alla sera prima, la mia copertina rossa e sopratutto c’era “Osvaldo”. La scatola non me lo aveva rubato. Entrai subito volentieri, mi coricai vicino al mio amico, anzi sopra, e ci addormentammo. Lì dormimmo insieme per diversi mesi.
Quella prima notte l’omone si sedette vicino al Kennel e forse rimase lì tutta la notte a vegliare sul mio sonno agitato. Anche Tea e Oliver mi osservavano. Speravo davvero saremmo diventati Amici. È fu così davvero in pochissimi giorni.
Nelle settimane che seguirono il saggio Oliver mi diede davvero tanti utilissimi consigli. Ricorderò per sempre le chiacchierate con lui. Mi raccontò di Tea e delle sue incredibili avventure di “cane da salvataggio”. Mi raccontò di quanto era brava a nuotare, dei suoi viaggi in barca, dei suoi voli in elicottero. Capii che Lei era davvero un cane unico ma che certamente Oliver era un cane speciale, saggio, riflessivo, forte e incredibilmente coraggioso. Ascoltandolo speravo di poter un giorno diventare come lui. Essere in grado di provare le stesse emozioni.
Oliver mi fece capire chi era “Logan” e mi raccontò del perché di questo nome. Era il mio nome. Bello. Mi piaceva.
Nella sua immensa saggezza mi disse che Tea mi sarebbe stata di grande aiuto, mi avrebbe guidato e insegnato tanto. Avrebbe sempre avuto un atteggiamento di superiorità, sarebbe sembrata antipatica ma da quel momento saremmo diventati inseparabili. Mi sembrava davvero impossibile. Invece il mio vecchio mentore aveva ragione. Ancora una volta.
Tea ed io cominciammo a fare tante cose insieme, e nonostante la sua apparente antipatia le devo davvero molto. Mi ha davvero aiutato a crescere. Insieme siamo andati in macchina, in treno, sul tram, in metropolitana, all’aeroporto, sulle scale mobili. Ogni giorno una nuova avventura senza mai avere il tempo di annoiarmi.
La “scorbutica” mi ha insegnato davvero tanto. Mi ha fatto capire che non dovevo sporcare sul terrazzo, perché non avremmo mai potuto dare la colpa ai gatti. Mi ha imbeccato su come rubare loro le crocchette ai senza farsene accorgere, ma sopratutto mi ha insegnato a nuotare anche se l’estate è quasi subito finita lasciando posto all’autunno che è presto diventato inverno. Ho scoperto la meravigliosa neve. Non ho mai smesso di scoprire. Ho iniziato a lavorare cercando di crescere educato. Seduto, terra, resta, piede, destra,sinistra, sotto. Aiuto che fatica. Unica nota positiva i würstel. Li usano aiutarmi nei movimenti, per farmi capire cosa fare. Sono un Labrador e non resisto al cibo, ma come Labrador sono anche furbo. Ogni tanto faccio finta di non capire per avere più würstel.
Sono passati i mesi e senza accorgermene Paolo è diventato il mio migliore Amico. Mi piace stare con lui, lavorare con lui, lo seguo ovunque. Lo invito spesso a giocare con “Osvaldo” ma lui sembra preferire la mia compagnia.
Só che devo “dividerlo” con Tea e Oliver ma lui è così attento con Noi che è quasi impossibile essere gelosi. Solo Tea continua ad essere noiosa, ma ormai la conosco così bene che non ci faccio caso, anzi la adoro. Amo le nostre corse serali per saltare in braccio a Paolo appena si siede sul divano. Non so perché, parlano di gerarchia, ma la rispetto e alla fine lascio che sia lei a decidere dove coricarsi. Un posto per me lo trovo comunque.
Sono un cane fortunato. Non mi manca davvero nulla. Mi diverto, vado a passeggio, lavoro, mangio tutto quello che trovo, gioco come un pazzo.
Tutti mi vogliono bene e sono davvero un cucciolo felice.
Oggi compio un anno, un giorno speciale ? Forse si, ma i miei giorni sono tutti speciali grazie alla mia famiglia.
Lo so vi state chiedendo di “Osvaldo”. Lui è ancora mio Amico. È il mio pupazzo preferito e lo rimarrà per sempre, o almeno fino a quando ne rimarrà un pezzo.

 

Paolo Gonnet