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L’AVVENTURA CONTROCORRENTE DEI SALMONI

Tra tutte le migrazioni del mondo animale, quella che affronta il salmone è sicuramente tra le più affascinanti e curiose.

Questi pesci hanno una caratteristica particolare, che condividono con pochissime altre specie: riuscire a vivere indifferentemente sia in acque dolci che in acque salate. Una caratteristica che è figlia del loro ciclo vitale, che si divide tra fiumi e mari. Infatti essi nascono nelle acque dolci dei fiumi, per poi “trasferirsi” nelle acque salate dei mari e infine tornare al punto di partenza per riprodursi, affrontando un lungo ed estenuante viaggio controcorrente (altra caratteristica unica e distintiva) che quasi sempre segna anche la loro fine.

Ma come avviene questa migrazione?
Il salmone, come detto, nasce nei fiumi, fiumi che abbandona dopo appena un anno di vita per raggiungere il mare, dove vi rimarrà per altri 2 o 3 anni. Scaduto questo termine, arriva per lui il bisogno e il momento di deporre le uova: lo si può intuire da cambiamenti comportamentali e fisici, che lo fanno diventare più grande, e anche dalla colorazione, che nei maschi muta diventando più vivace così da poter comunicare alle femmine di essere pronti ad accoppiarsi. Per farlo, l’unico modo è ritornare “a casa“, al fiume di origine.
Dovrà coprire distanze lunghissime, affrontare numerosi ostacoli come dighe costruite dall’uomo che possono bloccare l’accesso al fiume, e altrettanti pericoli come gli orsi dell’Alaska che conoscendo i periodi di migrazione si appostano sulle cascate per cibarsi di questi poveri pesci senza praticamente sforzarsi.
Questi ostacoli e pericoli non fanno altro che rendere ancora più difficile un viaggio già di per sé molto estenuante, durante il quale il salmone non si nutre e dà fondo a tutte le sue energie e risorse per arrivare a destinazione con successo. E una volta tornati da dove tutto è iniziato, i maschi feconderanno le uova depositate precedentemente dalle femmine in fosse scavate nel letto del fiume, aspettando poi la schiusa che in genere avviene dopo circa un mese.
Ma quasi sempre non riescono ad assistervi, perché la migrazione risulta letale proprio per gli impressionanti sforzi che devono sostenere e che li porta a crollare per la fatica spegnendosi per sempre. Ma solo dopo aver portato a termine il proprio compito, come veri eroi.

Ma come fanno i salmoni, dopo anni, a ritrovare la strada di casa senza smarrirsi durante il viaggio?
Grazie ad un senso dell’orientamento decisamente sopra la media, che gli consente di riconoscere cascate e affluenti in cui hanno mosso i “primi passi“. Un senso dell’orientamento che non ha ancora una spiegazione univoca: secondo alcune teorie è dovuto alla capacità innata di percepire segnali olfattivi e chimici, mentre secondo altre sarebbero in grado di sfruttare l’influenza dei campi magnetici come bussola.
Ultimamente però si è osservato qualcosa di strano, con diversi salmoni che sembrano aver perso (totalmente o in parte) questo spiccato senso dell’orientamento finendo in fiumi più grandi dove rischiano di essere vittime di predatori e/o pescatori, e la causa di tutto ciò sembra essere il celeberrimo cambiamento climatico.