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L’INQUINAMENTO DEI MARI RENDE I DELFINI PIÙ VULNERABILI AI VIRUS

Nel 2017 sono stati oltre 200 i cetacei trovati morti sulle nostre spiagge. Numeri decisamente preoccupanti, su cui è stato fatto il punto lo scorso 5 aprile a Genova, durante il Convegno sui Rischi emergenti per la salute dei cetacei in Italia svoltosi presso Galata Museo del Mare e organizzato dal Credima (il Centro nazionale sui mammiferi marini spiaggiati).

Una delle principali criticità affrontate dai numerosi specialisti che si sono dati appuntamento nel capoluogo ligure riguarda l’aumento delle morti causate dal morbillo: un virus di un ceppo diverso da quello umano, e molto più aggressivo sugli animali, che ancora non hanno sviluppato i necessari anticorpi.
Il morbillivirus è reso così pericoloso e diffuso soprattutto dall’impatto che sta avendo l’inquinamento dei nostri mari, sia da sostanze chimiche che da plastiche di microscopiche o anche grandi dimensioni, un problema che è ormai una triste costante.

L’inquinamento quindi si può considerare la causa principale dell’immunodepressione sui delfini, che li rende così estremamente vulnerabili non solo al virus del morbillo, ma anche a tutta una serie di altre potenziali infezioni più o meno pericolose causate da agenti terrestri che arrivano a contaminare il mare a seguito di alluvioni e/o esondazioni.

Angelo Ferrari, direttore sanitario dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, spiega la scelta di Genova come sede del convegno affermando che “l’idea è rendere la città, che accanto al Centro di referenza ha anche una forte cultura del mare e un importante acquario, un punto di riferimento nel Mediterraneo per lo spiaggiamento dei cetacei. Lo prevede un progetto europeo a cui stiamo lavorando“.