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“L’ISOLA DEI CANI”, IL NUOVO CAPOLAVORO DI WES ANDERSON

Dallo scorso 1 maggio è al cinema nelle sale italiane “L’isola dei cani“, un capolavoro di animazione firmato dal famoso regista Wes Anderson.

Un film distopico, realizzato interamente con la tecnica dello stop-motion, ambientato nel  2037: siamo in Giappone, nella città di Megasaki. Il numero dei cani presenti è cresciuto in modo esponenziale e apparentemente incontrollabile, e a ciò si affianca la diffusione di una pericolosa “influenza canina”. Il sindaco della città decide quindi di prendere una decisione drastica, mettendo in quarantena tutti i cani del Paese e mandandoli su un’isola sfruttata come discarica per spazzatura e rifiuti tossici. Il dodicenne Atari Kobayashi, deciso a ritrovare il suo cane Spots, riuscirà a dirottare un piccolo aereo e raggiungere l’isola, dove un branco di meticci composto da Capo, Rex, Boss, Duke e King lo aiuterà nella ricerca del suo fedele amico a quattro zampe escogitando anche un modo per fuggire da quella “prigione” in mezzo al mare.

“L’isola dei cani” è un film divertente e ironico, ma al tempo stesso molto profondo e riflessivo nei contenuti proposti, in grado di emozionare i più piccoli e toccare la coscienza dei grandi. La storia raccontata è più vicina alla nostra realtà di quanto si possa pensare ad una prima visione, e rappresenta una metafora storico-politica più che mai attuale, in cui sono trattati e mescolati insieme con maestria e sensibilità temi quali il razzismo, l’ecologia, l’uguaglianza, il dramma della deportazione e il rispetto per gli animali.

Wes Anderson propone in questo nuovo lavoro una vera e propria antropomorfizzazione al contrario, in cui valori come l’amicizia, la fedeltà, lo spirito di sacrificio e il senso di appartenenza risiedono nei quattro zampe e nei bambini, anziché negli adulti.

Uomini o animali, non esistono esseri inferiori di altri: è questo uno dei messaggi principali che il film vuole mandare allo spettatore, spingendolo a riflettere ed interrogarsi su un quesito inevitabile: e se la vera umanità non fosse degli umani, ma dei cani?