Home / Le storie / Storie da veterinari / HOUSE IN MILAN

HOUSE IN MILAN

Milano è un posto strano, mi piace. Ma non pensate al duomo, al cenacolo, ai navigli…roba da turisti. Io alligno in zona Giambellino, immortalata nella canzone di Jannacci “faceva il palo nella banda dell’ ortica…“. Un quartiere una volta malfamato, per via dell’ immigrazione di meridionali. Poi sono passati gli anni, i meridionali si sono perfettamente integrati, sino a votare lega, ed il quartiere…è rimasto malfamato. Mi piace.

In quale altro posto saresti felice se trovassi un parcheggio ? Dove troveresti mai un barbiere strabico ? Un venditore di software piratato e non funzionante porta a porta ? Un barista che molla il bar al fratello e va a fare colazione in un altro bar ? Dicono che certi tossici si respirino i gas di scarico per sballare. Con tutte le macchine che passano qui…normali non siamo di sicuro.

Sono al bar per colazione, non di ottimo umore, non so perchè. Non sono un tipo da mulino bianco, di quelli che si svegliano allegri e pettinati, o forse non ho la loro “farina”. Mi tiro un pò sù il morale cambiando i cartellini delle brioches e godendomi la faccia delusa di chi “la volevo ai frutti di bosco” ed invece ha la bocca piena di crema. Ma è un attimo di letizia, solo un attimo. E’ primavera. Altrove sbocciano i fiori, qui sbocciano vestitini estivi e gonnine svolazzanti, indaffarate farfalle che salgono e scendono da metro e bus, inconsapevoli di essere così belle e così tante. Meglio qui che altrove.

Ritorno in ambulatorio, devo sistemare un pò di casino, sterilizzare i ferri…fare il puliziotto insomma. Davanti all’ ambulatorio una tipa sulla trentacinquina, tutta apparecchiata, troppo per essere le nove di mattina.

A pelle non mi piace. Deve essere nuova, altrimenti mi avrebbe cercato al bar, il trasportino col gatto è per terra, faccia alla vetrina, si vede che il gatto le pesa. E poi…di fianco…ha una bambina. I bambini mi fanno un pò l’ effetto che la kriptonite fa a superman…dopo un pò sto male.

-“E’ lei il dottore ?
Cominciamo bene. Rispostacce caustiche mi rutilano nella mente, ma poi opto per un diplomatico “Buongiorno“.
Spingo la porta d’ ingresso ed entro.
-“Ma…lascia aperto ?
-“Signora, una volta è entrato un ladro a cercare i soldi…gli ho dato una mano a cercarli“.
Non ride, continuiamo peggio.

Mi concentro sul gatto. La mamma sa di insulsa e la bambina è di quelle tipo “vedo la gente morta”, caschetto nero, tutta precisina…e non sorride mai !

Il gatto, un grigione europeo, non sembra in pericolo di vita. Bello tranquillo, si spaparanza sul tavolo visita.

-“E’ un pò che vomita ed ha avuto la diarrea” denuncia la mamma.

-“Due giorni” precisa la figlia.

Sollevo lo sguardo. La mamma vaga con lo sguardo sui posters dell’ ambulatorio, il più allettante dei quali ha una zanzara che succhia sangue e trasmette innominabili malattie. La bambina/esorcista ha gli occhi fissi sul gatto, che ricambia.

A bassa voce: “Ma sto gatto di chi è ?“.
La mamma manco mi sente, la bambola assassina, immediatamente “Mio“.

La visita è terminata. Invito il grigione nel trasportino, ci entra svogliatamente. La bambina si alza in punta di piedi, anche così arriva a malapena al tavolo visita, e lo accompagna dentro con la manina. Vado alla scrivania.
-“Si accomodi
-“No grazie, sto in piedi” fa la mamma.

-“Parlavo alla bambina“.

-“Arianna“.

-“Prego Arianna, si accomodi“.

Lei sposta la sedia, a fatica ci si issa sopra, si sistema la gonnina, i capelli, e mi fissa.

-“Il suo gatto appare in buone condizioni, non ha la febbre, tenderei ad escludere infezioni opportuniste. Gli episodi di vomito e diarrea, fenomeni espulsivi, credo siano da imputare all’ alimentazione, che cambieremo associando anche dei fermenti lattici“.

Sono assolutamente certo che mi abbia capito.
Seguono domande tipo “quando guarisce ?” o “Una o due volte al giorno ?”.
Faccio la ricetta, la porgo ad Arianna, omaggio campioni di fermenti lattici che lei…mette nella borsetta ! Ecco cosa mi destabilizzava ! Aveva la borsetta ! Quelle in simil plastica tipo Hello Kitty, ma concettualmente una borsetta.

La mamma oramai fa parte dell’ arredo dell’ ambulatorio.

Arianna apre la borsetta, tira fuori un cellulare tipo nokia di 10 anni fa e mi dice: “Dottore, segnati il mio numero, così quando ti chiamo sai che sono io“.
Non…non ci posso credere, avrà cinque anni. E’ un po’ come quando ti offrono le tazzine vuote, non importa chi tu sia o quanta dignità tu abbia,…devi bere !
Prendo il cellulare…rubrica…Arianna…numero…salva.

Sollevo il trasportino, Arianna tende le mani. Troppo pesante per lei, lo ficco alla mamma. Escono. Trasportino in una mano ed Arianna nell’altra, che fatti pochi passi, si gira e con la mano libera mi saluta, senza sorridere.
La cosa strana è che…non mi va di cancellarla dalla rubrica.

Alex Giordana