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“CETACEI, FAI ATTENZIONE!”, IL PROGETTO PER PROMUOVERE E SALVAGUARDARE GLI ESEMPLARI DEL SANTUARIO PELAGOS

Il Santuario Pelagos è una riserva naturale dedicata ai grandi cetacei, una vasta area marina protetta che va dalla costa italo-francese fino a “toccare” la Sardegna. Si tratta di un vero e proprio patrimonio naturalistico del nostro Paese, tanto che dal 2016 è entrato a far parte dei preziosissimi “luoghi del cuore” del FAI, Fondo Ambiente Italiano.E per preservare e promuovere al meglio questa bellezza nostrana è stata presentata a Sanremo la campagna “Cetacei, FAI attenzione!“, promossa proprio dal FAI in collaborazione con il Tethys Research Institute.

Una campagna che prenderà il via a breve, poco prima dell’estate, e che si pone un duplice obiettivo:
informare ed educare il pubblico soprattutto sulle principali regole di “ingaggio”per avvicinare capodogli, delfini e balene e per cercare di ridurre il disturbo causato dalle imbarcazioni ai cetacei in quell’area
raccogliere dati fondamentali per la ricerca

Il progetto guidato dal Tethys Research Institute (che da oltre 30 anni si occupa proprio di ricerca e conservazione di cetacei e ambienti marini) grazie al finanziamento del FAI, si articola su 3 diverse attività, comunque collegate fra loro:

  1. Distribuzione di materiale informativo per imparare a riconoscere i mammiferi marini e saperli avvicinare in sicurezza, che coinvolgerà 500 punti di approdo compresi tra Liguria e Sicilia entro l’estate. Il tutto, come affermato da Sabrina Airoldi (capo missione del progetto), “grazie al prezioso aiuto del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera che, anche in tale occasione, ha mostrato attenzione e costante impegno nella tutela e valorizzazione dell’ambiente marino e costiero […] Grazie al loro contributo e all’attività di sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale il materiale divulgativo sarà disponibile oltre che nelle loro sedi anche nei circoli nautici, negli stabilimenti balneari, negli uffici turistici e nelle aree marine protette“.
  2. Lancio del sito dedicato cetaceifaiattenzione.it, in cui sarà possibile trovare informazioni dettagliate e complete sul progetto, con foto, disegni e curiosità sugli animali e i segreti per riconoscere le varie specie di cetacei. Con un occhio di riguardo per l’usabilità del pubblico, come dimostra l’ottimo sistema visivo, molto intuitivo, veloce e divertente da usare.
  3. Lancio della app per smartphone dedicata, scaricabile proprio dal sito Internet, sull’idea della “citizen science“, scienza dei cittadini: in sostanza l’obiettivo è quello di spingere i cittadini a contribuire alla ricerca scientifica, trasformandosi in “ricercatori per un giorno”. Come? Grazie alla app potranno segnalare attraverso foto o brevi video avvistamenti di cetacei, fornendo anche informazioni utili in ottica di raccolta dati come ora, numero di animali e posizione. Il sito riceverà ed elaborerà tutte le segnalazioni ricevute, così da poter creare e mantenere sempre aggiornata una mappa di tutti i differenti esemplari di animali marini che abitano il Santuario Pelagos.
    Un interesse specifico è rivolto allo studio dei grampi, una particolare specie di delfini caratterizzati dal corpo grigio con vistosi tagli (negli adulti) che negli ultimi anni si sono fatti vedere sempre meno nel Santuario, una zona che fino a qualche tempo fa popolavano con una certa frequenza. Lo scopo dei ricercatori quindi, secondo Sabrina Airoldi, “è di capire dove si sono spostati e perché. Oggi siamo in grado, con una semplice foto, di riconoscere gli individui dalla forma della pinna dorsale o dalle graffiature, che sono come un’impronta digitale; se viene fotografato un grampo che abbiamo già incontrato, siamo in grado di riconoscerlo“.

Sempre la Dottoressa Airoldi ha poi spiegato: “il FAI ci ha offerto una grande opportunità, quella di coinvolgere tutta Italia in un progetto importante. Perché le balene, i capodogli, i grampi, vivono nel nostro mare ma pochi lo sanno e non sanno che gli incontri che avvengono in alto mare non sono casuali. Siamo di fronte ad una biodiversità che è patrimonio di tutti. Da studiare e con la quale imparare a convivere“.