Home / Le storie / Storie da veterinari / SEI PIENO DI PELI

SEI PIENO DI PELI

Gilet in pelle consunto, capelli lunghi grigi e sporchi sormontati da un cappello alla texana di cuoio, camicia lurida e jeans peggio. Entra in ambulatorio, si siede davanti a me.
–“Ho provato un sacco di veterinari, adesso provo con te”.
Io avevo trenta e qualche anno, e non molta strada ancora da fare, ma praticamente tutta.
Lui è Angelo, a metà tra un barbone ed un giostraio. Nella periferia di una cittadina nella periferia di Torino, si era impadronito di un canile dismesso. Ci viveva. Un paio di stanze fatiscenti e senza luce. E ci allevava, una razza strana ma che lui amava molto, i pit bull.
Non avrà futuro come razza” pensavo, anzi, ne ero certo.
Il Comune chiudeva tutti e due gli occhi, e per due motivi: non sapeva bene cosa farsene di quella struttura, ed abbatterla era comunque un costo, e soprattutto sapeva dove fosse Angelo.

Un altro cliente pittoresco, come se mi mancassero.
Un bel giorno arriva una telefonata: -“Ho tre cuccioli che stanno male, parvovirosi”…click. Vado. Era vero, era parvo. Neonati, diarrea profusa, disidratati. Ma tenaci, si ostinavano a muoversi, lottavano senza neanche sapere cosa significasse. Mi seccava vederli morire. Li carico in macchina e vado a casa, non potevo lasciarli in ambulatorio senza assistenza. La casa era piccolina, ed escludendo la camera da letto e la cucina…rimaneva quel che pomposamente chiamavamo “la sala”.
Non deve essere facile essere la moglie di un veterinario. Nella migliore delle ipotesi hai uno senza orari, senza soldi, ma eternamente sporco e pieno di peli. In inverno, vietati maglioni in lana o braghe di velluto.
Che schifo, sei pieno di peli!”.
Se poi il veterinario si porta il lavoro a casa…meno male che non fa il becchino.
Cena con lei in silenzio ed io che cerco di spiegare perché tre cuccioli moribondi e scagazzanti appestano l’ aria della SUA sala.
Mi dedico a loro tutta la notte, flebo in infusione lenta ed altri sortilegi.
Albeggia.
Sono stravolto, ma come già detto, la differenza è poca. Uno è morto, ma gli altri due…ce l’ hanno fatta. Dovrei essere felice, ma riesco solo a pensare a quello morto. La diarrea sta finendo ed hanno ricominciato a ciucciare il biberon.

Torno da Angelo con una cassetta di cartone coi due sopravissuti. La prende e rientra in canile.
Nel pomeriggio compare in ambulatorio.
–“E’ la prima volta che vedo dei cuccioli salvarsi, sei bravo”.
Tira fuori centomila lire, le lascia sulla scrivania e se ne va.
Un po’ mi vergognavo, lui credeva fosse farina del mio sacco, ignorava le 47 telefonate fatte in clinica ogni 5 minuti. E poi…centomila lire. Come valore assoluto della prestazione era poco, ma per lui credo fosse un’ enormità, forse non avrebbe mangiato per giorni.

Passano i mesi, ed Angelo si rivela un giudice internazionale di cani, lo avreste mai detto?! Diventiamo quasi amici.
Ed in sala non sento più la puzza dei cuccioli. Anche perché non ho più una sala, se ne è andata insieme alla moglie ed il figlio.
I pit bull stanno prendendo piede, alla faccia della mia previsione. Ho imparato davvero molto da Angelo. Il Comune ha messo più o meno a posto il canile, almeno ha messo la luce. Si vede che Angelo, vendendo i cuccioli, qualcosa riesce a pagare.
Adesso ha un altro sogno: si chiama katahoula leopard dog, il cane degli indiani d’ america, Louisiana. Un cane snello, maculato ed con occhi azzurrissimi.
Non avrà futuro come razza” penso, ma poi ricordo come è andata coi pit bull.
Ci dedichiamo ad elucubrare come aggirare le regole protezionistiche americane che vietano l’ esportazione dei katahoula, tra dubbi ed entusiasmi.

Morto.
L’ hanno trovato morto, sul divano lacero dove dormiva, vegliato da una pit bull dagli occhi tristi.
Chissà se i katahoula sono usciti dalla Louisiana. Ogni tanto ripenso ad Angelo, con affetto. Adesso sono a Milano, non più alla periferia di una cittadina di periferia.
E sono sempre pieno di peli.
La sera quando mi svesto per fare la doccia guardo i peli e mi ricordo tutte le visite fatte, tutti gli animali curati.
Che schifo, sei pieno di peli!”.
Si”, rispondo orgoglioso.
I militari hanno addosso medaglie per distruggere vite, io ho i peli per salvarle.
Meglio i peli.