Home / Le storie / Storie da veterinari / RELAZIONI STRANE

RELAZIONI STRANE

Stavo armeggiando su un gatto, strano vero? Entra in ambulatorio un ragazzotto sulla trentina. –“Dottore buongiorno, mi chiamo Krav e sono l’ informatore della ditta X”.
–“Buongiorno, sono occupato, come vede, lasci pure i campioni e se le serve il timbro è sulla scrivania”.
Lui immobile.
Lo guardo con aria interrogativa.
Sorride, manco mi ha sentito.
–“Sono un dottore nutrizionista, e vorrei spiegarle alcune cose”.
Spiegarle? A me?! Perdio…mi piace.
Termino il gatto chiacchierando con lui. E’ calabrese, almeno di nascita. E di quella terra lontana ha trattenuto la signorilità antica ed un’educazione di altri tempi. Parla poco, ed è un segno di intesa: dice il 50% di ciò che pensa sapendo che il restante io lo capisco.
E’ empatia immediata.
Parliamo poco di lavoro, ha cominciato da un paio di settimane, avremo anni per farlo. Mi racconta di sé. Appena laureato va in Francia a lavorare in un gigantesco centro di ingrasso di vitelli. Decine di capannoni industriali che periodicamente si riempiono di vitellini, che piano piano crescono, divisi in capannoni e recinti in base all’età, sino all’età ed al peso corretto per la macellazione. E’ un continuo sorvegliare, curare, spostare, variare l’ alimentazione di migliaia di vitelli. Cosa agevole fintanto che sono piccoli. Ma infilarsi in un recinto con dei vitelloni quasi tori, impauriti quasi sempre, che scappano, scalciano o caricano, non è bello.
Un giorno, in uno di questi recinti, Krav si aggira guardingo e sospettoso, è un attimo farsi male. E…si sente leccare ruvidamente una mano. Un aubrac! Tra tutte le razze presenti, sono i tori più grossi ed incazzosi.
Ma questo non è né incazzoso né impaurito.
Krav allunga titubante una mano e lui si lascia accarezzare il capoccione. La medicazione e visita di tutti i vitelli del recinto va via in un attimo.
Piccolo cenno di psicologia bovina: sono animali assolutamente gregari, ed il capobranco è quello che non ha paura di ciò che spaventa gli altri, che a loro volta si tranquillizzano. Se non ha paura il capo, vuol dire che non è un pericolo, giusto?
Krav ha un’ idea. Prende Poldino, oramai è battezzato, e lo sposta in un altro recinto, lasciandocelo per un quarto d’ora in modo che ne prenda l’odore.
Poi entra per lavorare e…tutto fila liscio. Poldino si rivela un aiuto impagabile.
Passano le settimane. Poldino cresce, oramai risponde alla voce. E’ benvoluto da tutti coloro che lavorano, ma con Krav il rapporto è speciale. Il centro è enorme, e ci si sposta tra i capannoni con le auto, i più ginnici con la bicicletta. Immaginate lo stupore del direttore quando ha visto “l’italien” a cavallo di un aubrac da una tonnellata!
Già. Perché il direttore nulla sapeva di Poldino, che da aveva raggiunto l’età ed il peso per essere macellato. Ma quando avrebbe dovuto essere nell’ultimo recinto, quello dal quale i tori sarebbero poi stati portati via, Krav lo spostava in infermeria. E Poldino, che oramai aveva perso quel treno, era disponibile per un’altra infornata di vitelli.
Era diventato raro vedere Krav senza Poldino. Lo portava a spasso tra i recinti con una cavezza, tipo guinzaglio. Mi divertiva immaginare cosa sarebbe successo se un aubrac avesse deciso di tirare.
E’ una bella storia.
Com’è finita ? Male, come sempre.
Un lunedì al mattino presto, Krav scopre che Poldino è sparito, e la perplessità diventa angoscia quando gli dicono che i camion che dovevano caricare i vitelli, attesi per stamattina, sono arrivati ieri. Ed hanno caricato l’ultimo recinto, dove c’era Poldino. Krav salta su una macchina e gira i numerosi macelli a cui erano destinati i vitelli. Di Poldino nessuna traccia.
Sei mesi dopo Krav torna in Italia.
Si, lo so, stavolta ho davvero esagerato con la fantasia.

Alex Giordana