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LO ZAMBIA LEGALIZZA LO STERMINIO DI DUEMILA IPPOPOTAMI

Il governo africano ha annunciato la decisione-shock di autorizzare lo sterminio di 2 mila ippopotami (annullando così lo stop all’abbattimento decretato solo due anni fa), con battute di caccia legalizzate da qui al 2022 nella Valle di Luangwa, che potranno svolgersi da giugno fino alla fine di ottobre.

Una scelta figlia della paura per un’eventuale epidemia di antrace, una malattia potenzialmente mortale causata da batteri che vivono nel terreno e che possono facilmente infettare gli ippopotami, che a loro volta possono trasmetterla anche alle persone che mangiano carne infetta.

E poco importa se gli ippopotami rientrano nella Lista Rossa IUCN (International Union for Conservation of Nature) come specie a rischio estinzione: ogni cacciatore potrà legalmente sparare e uccidere 5 esemplari, e c’è già chi, come la compagnia di safari Imlilo Safaris, si sta attrezzando per sfruttare la situazione a proprio vantaggio facendola diventare una vera e propria attrazione turistica, dando la possibilità ai propri visitatori di dotarsi di fucile di precisione e cimentarsi nella caccia all’ippopotamo.

Secondo Will Travers OBE, presidente di Born Free (ente per la conservazione degli animali), i responsabili di questa decisione “stanno usando lo stesso metodo che era stato attuato in passato. Appellarsi  a una misura preventiva. Sembra inoltre che non abbiano informato le principali parti interessate nella Valle di Luangwa, tra cui l’Associazione Luangwa Safari e il commissario distrettuale. Le conseguenze negative per migliaia di ippopotami e la reputazione dello Zambia come destinazione del turismo faunistico, non possono essere sottovalutate“.

Una misura preventiva però che, di fatto, non trova dati che possano giustificarla; non risultano infatti effettivi benefici successivi agli abbattimenti avvenuti in passato, e ancora non sono state fornite prove scientifiche sul fatto che una strage di queste dimensioni possa realmente scongiurare un’eventuale epidemia.
L’unica conseguenza certa sembra essere l’aumento esponenziale del rischio di vedere scomparire questa specie nei prossimi decenni, considerando che solo nell’ultimo ne sono stati uccisi 6mila, e la popolazione complessiva si aggira tra le 115 e le 130 mila unità.