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L’ALLARME DEL RAPPORTO ZOOMAFIA 2018: IN AUMENTO I CRIMINI CONTRO GLI ANIMALI

Come da tradizione, la LAV ha reso noto il consueto rapporto annuale sui crimini nei confronti degli animali, giunto alla sua diciannovesima edizione curata dall’Osservatorio Zoomafia della Lav con lo straordinario patrocinio dell’Arma dei Carabinieri e della Fondazione Antonino Caponnetto.

I dati rilevati nel 2017 purtroppo non portano buone notizie: lo scorso anno è stato aperto un fascicolo per crimini contro animali ogni 55 minuti con una persona indagata ogni 90 minuti, e rispetto al 2016 in percentuale i reati sono aumentati del 3,74% per un totale di 8.518 fascicoli aperti per reati contro gli animali.

Come prevedibile, il reato più contestato rimane quello del maltrattamento, addirittura il 31,9% del totale, seguito a ruota da quello di uccisione di animali (che si assesta al 30,9%); i cosiddetti reati venatori raggiungono il 17%, mentre il fenomeno dell’abbandono “e detenzione di animali incompatibili con la loro natura” racchiude il 14,6% dei procedimenti. In percentuali inferiori troviamo l’uccisione di animali altrui al 4,8%, il traffico di cuccioli al 0,6%, l’organizzazione di combattimenti tra animali e competizioni non autorizzate allo 0,3% e infine spettacoli e manifestazioni vietati che arriva allo 0,2%.

Una grande spinta a questi reati è data dalla criminalità organizzata, che delinque senza fare grosse distinzioni tra Nord e Sud.
Tra i reati che hanno fatto registrare l’aumento più preoccupante va sottolineato soprattutto quello dei combattimenti, che rappresenta un vero affare per la criminalità organizzata, così come le corse clandestine dei cavalli, il traffico di cani che coinvolge canili illegali e sfrutta il business del randagismo, le infiltrazioni negli allevamenti di animali da macello con conseguente sfruttamento del mercato della carne, fino addirittura ad un “patto mafioso” sul mercato del pesce denunciato in Sicilia.

Ma anche il bracconaggio continua ad essere una piaga difficile da estirpare: solo nell’ultimo anno il valore di quanto sequestrato ha superato il milione di euro, segno evidente di quanto il traffico internazionale di fauna continui ad essere vivo e pericoloso.

E non a caso la provincia di Brescia, la cui procura vanta il triste primato di essere quella ad aver registrato il maggior numero di procedimenti per reati contro gli animali (ben 527) sia considerata l’hotspot del bracconaggio più importante d’Italia.
Il podio delle procure con più procedimenti è una “questione settentrionale“: dietro alla provincia lombarda infatti si collocano Vicenza (con 256) e Udine (con 213).
“Solo” quinte e seste rispettivamente Napoli e Roma (194 e 180), mentre per trovare la prima procura del Sud dobbiamo andare al 10 posto dove troviamo Palermo con 137 fascicoli.

Ribaltando invece la classifica, andando ad individuare le procure che  hanno avuto “meno lavoro” in questo ambito, in testa troviamo Crotone con addirittura zero procedimenti, seguita da Savona con 3 e Nocera Inferiore con 6.