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GATTO: TRASPORTINO CHE PAURA!!!

Aristippo, così si chiamava il gatto del mio fidanzato di tanti anni fa. Ancora ricordo le lotte, senza esclusione di colpi che venivano ingaggiate per ficcare il mal capitato nel trasportino ogni volta che si partiva per la casa in collina, poi una volta giunti occorreva circa un giorno perché lo splendido gatto dal manto completamente nero si riprendesse dallo shock. Per tutto il periodo della vacanza si divertiva come un matto a cacciare lucertole e topolini di campagna per poi risprofondare nel totale sconforto durante il viaggio di ritorno. Quando invece veniva portato dal Veterinario non c’era neppure la consolazione di poter trascorrere momenti da vero e grande cacciatore.

La piccola “pantera” era talmente furba da intuire con incredibile anticipo quello che stava per accadere e anche se non aveva ancora visto il trasportino aveva compreso che alcuni preparativi come le valigie erano l’inesorabile segnale di “una quasi morte annunciata”. A voi potrebbe apparire esagerato ma alcuni soggetti entrano in uno stato talmente di panico da rischiare realmente la vita. Potrebbe essere paragonabile a una macchina che finisce in un torrente in piena e chi è all’interno sa che sta per morire affogato. Molte persone vanno in panico per molto meno, ad esempio se rimangono chiuse dentro un ascensore, perché per il gatto dovrebbe essere diverso?

La paura in questo caso è determinata da due fattori: la paura del luogo chiuso e il viaggio. Oggi ci preoccuperemo solo del primo aspetto perché il secondo è decisamente più lungo da spiegare e da attuare come intervento ma già togliere la prima componente potrebbe in parte attenuare il disagio collegato al trasporto.

Molti animali, non solo i gatti, provano paura per tutto ciò che non conoscono per cui è abbastanza intuitivo che il trasportino debba diventare uno stimolo conosciuto ma occorre presentarlo nel modo congeniale ad un animale non secondo quello che pensiamo noi. Quindi deve diventare parte STABILE dell’ambiente, ciò significa che deve essere sempre presente e aperto (all’inizio se il gatto è già adulto meglio togliere la porticina) e collocato in un punto che ami come luogo di riposo ad esempio su un mobile (fate attenzione che sia stabile e non barcollante perché se cadesse con lui dentro neppure un miracolo potrebbe poi far cambiare la situazione).

Se è particolarmente spaventato dalla vista dell’oggetto inizialmente lo si può collocare a un paio di metri dalla ciotola del cibo e dell’acqua, mi raccomando evitate di spostarlo mentre il gatto sta mangiando o è nei paraggi, la fretta in queste cose è sempre cattiva consigliera!!

È possibile invece, ma solo quando il gatto è perfettamente a suo agio, collocarlo più vicino alle ciotole e fare una piccola pista con bocconcini super prelibati che arrivino fino all’interno di esso in modo che il gatto si avvicini e ci entri spontaneamente, lasciate che faccia tutto da solo, è imperativo che si rispettino i suoi tempi. Ricordatevi inoltre che normalmente i luoghi di cibo e di riposo sono ben distinti per cui se poi deve utilizzare il trasportino come luogo di riposo dovrà necessariamente essere spostato.

Un altro sistema perché il piccolo quadrupede associ qualcosa di positivo ad un oggetto che lo spaventa è quello di sfruttare il gioco predatorio, quindi armatevi di un bastoncino con qualcosa di vistoso al fondo e agitatelo in modo da suscitare il suo interesse e la caccia e invitatelo a giocare sempre più vicino fino a invogliarlo ad entrare (in questo caso il gioco verrà fatto passare fa sopra).

La situazione migliore è che successivamente il gatto utilizzi il trasportino come cuccia preferita, in alternativa si può trattenerlo all’interno qualche istante dandogli qualche bocconcino gradito.

Non perdetevi d’animo, ci possono volere anche dei mesi a seconda del trauma subito o dell’indole dell’animale ma alla fine potrà vivere in modo più sereno questa esperienza.

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Nadia Raise

Medico veterinario comportamentalista, master in medicina degli animali di affezione

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