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ARRIVA DALL’ITALIA LA SPERANZA DI SCONGIURARE L’ESTINZIONE DEL RINOCERONTE BIANCO SETTENTRIONALE

Quando vi avevamo dato in questo articolo il triste annuncio della morte di Sudan, l’ultimo esemplare maschio di rinoceronte bianco settentrionale, avevamo riportato anche una piccola (e ultima) speranza per scongiurare l’apparentemente inevitabile e drammatica estinzione della specie, di cui rimangono ad oggi in vita solamente due femmine: l’inseminazione artificiale con l’ausilio di campioni di sperma raccolti e conservati da esemplari morti.

Ebbene, a quanto pare la speranza di veder sopravvivere il rinoceronte bianco settentrionale sembra potersi concretizzare per davvero, e la bellissima notizia parla italiano.
Sì, perché nel laboratorio cremonese di Avantea (specializzato nelle tecnologie di riproduzione assistita per animali di grossa taglia) un gruppo internazionale di ricercatori, facente capo al “nostro” Cesare Galli, ha ottenuto i primi embrioni di rinoceronte in provetta, prodotti con ovociti e spermatozoi di due sottospecie “sorelle”.

Per ottenere questo risultato è stata utilizzata la tecnica Icsi (iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi), simile a quella dedicata all’uomo, che dopo essere stata in passato modificata per sfruttarla sui cavalli è stata ulteriormente aggiornata per poter risultare efficace anche con i rinoceronti.

Entrando nel merito dell’operazione, i ricercatori hanno prelevato e poi fatto maturare 30 ovociti di femmine di rinoceronte bianco meridionale (sottospecie che conta ancora oltre ventimila esemplari); di questi, 17 sono stati fecondati con seme della stessa sottospecie, mentre gli altri 13 con seme congelato di rinoceronte bianco settentrionale prelevato da esemplari deceduti.
In seguito sono stati così ricavati 7 embrioni, bloccati a 12 giorni di sviluppo, alcuni di essi utilizzati per ottenere cellule staminali e altri congelati in attesa di trapiantarli nell’utero delle madri surrogate.

I risultati sono stati pubblicati su Nature Communications, e come spiega lo stesso Galli all’ANSA dimostrano che la riproduzione artificiale è “una strada percorribile non solo per gli animali da allevamento ma anche per specie selvatiche a rischio di estinzione“. Ora si attende solo il via libera dal Kenya, per poter prelevare ovociti dalle ultime due femmine superstiti di rinoceronte bianco settentrionale e dare vita ad embrioni puri. E secondo il ricercatore, nonostante le difficoltà, “tecnicamente potremmo avere i primi cuccioli nell’arco di cinque anni“.