BLUES

Sera. Inverno.
La sala operatoria è illuminata dalla scialitica, musica blues ci rilassa sottovoce.
Io e Wilson.
Non so perché ma, col camice operatorio, la cuffia e la mascherina…a me vengono in mente Aldo Giovanni e Giacomo.
Lui è un bravo chirurgo, forse più bravo di me, ma si ostina a fare da aiuto, sarà l’ abitudine consolidata in anni.
Io, lui ed una gatta, che se la dorme beata, ce lo conferma il cardiosentinel, e pare si goda anche lei il blues. Tumore mammario preso in tempo, dovrebbe essere una passeggiata.

House…perché non ti prendi un cane ?”.
La sala operatoria stimola una strana intimità.
Perché sono una persona perbene, e sono contrario all’ abbandono degli animali”.
Wilson è talmente perplesso che solleva addirittura la testa e mi fissa.
Wilson, seguimi, chi abbandona gli animali ? Chi li possiede, ovvio. Non avendo un cane, non posso abbandonarlo, e quindi sono una persona perbene di default”.
Ha la mascherina, ma so che sta ridendo. Mi piace farlo ridere, mi sembra una piccola cosa rispetto a tutte le volte che lui ha sollevato me.
Il tumore non è infiltrato, bene.
Amo i cani, davvero, ma preferisco i gatti. Sono più “femminili”, e siccome sia di donne che di gatti capisco poco, mi ostino”.
Lui tace, ma non è il silenzio che vuol dire “non mi interessa”, è il silenzio che significa “bello, va avanti”. “Hai mai pensato a quanto i gatti siano legati all’ universo femminile ? Hai notato che in inglese la passera la chiamano pussy, in francese è chatte o minou ?”.
Perché scappa sempre e se per caso la prendi soffia ?”. Stavolta rido io.
Tarda a passarmi il porta aghi, si vede che devo scollare meglio il sottocute.
Nell’ antico egitto il simbolo Ru () simboleggiava la pupilla del gatto, e significava “passaggio”, era l’ entrata, il passaggio dalla vita spirituale a quella materiale. La patata appunto. Isis, Bubastis, Bastet, tutte dee gatte, a simboleggiare bellezza e fecondità. Anche Freya, dea nordica, aveva il carro trainato da gatti. Poi sono arrivati i cristiani, sessuofobi. Nel momento stesso che Maria partoriva, una gatta figliava, e Gesù giocò con un gattino. Non che sia servito a molto nel Medioevo, quando era uno sport prendersela con gatti e donne”.
Finito, è venuto davvero un bel lavoro. Disintubata, la gatta si sta riprendendo. E fa le fusa, mezza addormentata.
Sei il primo teorico della patonza che conosca, a dispetto di un sacco di improvvisati pratici.”. “Quelli delle maldestre manomissioni delocalizzate ?”. Ridiamo, bello. Sembra rida anche la gatta, che sta cercando di capire come mai un tubo di plastica le stia spuntando dalla zampa
. Wilson sta facendo i mestieri, butta via e riordina, io sto litigando inutilmente coi lacci del camice. “Come va con la morosa Wilson ?
Bene, adesso ci sono i caschi blù in salotto a garantire la pace. Invece tu ? La tua dipendenza da Mrs House ?”.
Ci penso, mentre Wilson è dietro di me, a convincere anche lui i lacci del camice.
Credo ne faranno una puntata di “malattie imbarazzanti”…o due”.
Fuori piove, al solito. Ed ho fretta di tornare da lei.