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LA BREXIT “CACCIA” I PINGUINI DALLE ISOLE FALKLAND

Le Isole Falkland sono famose per essere state fino a 36 anni fa teatro di scontri tra l’esercito inglese e quello argentino, che si contesi i territori di questo piccolo arcipelago nell’Atlantico meridionale con il Regno Unito che ha avuto la meglio.

Sulle spiagge di questo arcipelago, particolarmente pericolose e vietate all’uomo a causa del pericolo mine (si pensa infatti che siano ancora nascosti sotto la sabbia diversi ordigni piazzati al tempo della guerra dagli argentini e ancora inesplosi), trovano il loro angolo di paradiso i pinguini delle Falkland, che dato il loro peso molto più leggero non corrono il rischio di attivare accidentalmente una mina e saltare per aria.

Da anni questi esemplari (si stima che siano oltre 1 milione) riescono a fare la “bella vita” grazie ai contributi offerti dall’Unione Europea. Ma essendo questi territori britannici, con la Brexit tutto potrebbe cambiare. Ovviamente in peggio, per loro.
Sì perché, come intuibile, con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea quest’ultima chiuderà i rubinetti e non ci saranno fondi per sfamare e curare i poveri pinguini.

A lanciare l’allarme è stato Teslyn Barkman, ministro del commercio delle Falkland, sulle pagine del Daily Telegraph.

I pinguini così rischiano tra qualche anno di abbandonare in blocco queste spiagge sperdute, ma la situazione che si prospetta può avere risvolti negativi anche per l’Inghilterra tutta: tra i vari scenari di un post-Brexit si staglia anche quello di un mancato accordo sui dazi europei per il commercio di carne e pesce dalle isole, il che potrebbe spingere Londra ad uscire dal trattato di Lisbona; questa decisione sgraverebbe tutti i paesi dell’Unione dall’impegno di riconoscere queste isole come territorio inglese, con gli argentini che potrebbero così tornare alla carica per rivendicarne la proprietà.

Con i pinguini, probabilmente, già lontani.