AICDP – SALVIAMO I CANI DELLA PRATERIA

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AICDP – SALVIAMO I CANI DELLA PRATERIA 2017-02-20T11:37:21+00:00

I cani della prateria sono originari degli Stati Uniti d’America, dove fino all’inizio del ’900 si contavano diversi miliardi di individui, ma nell’ultimo secolo l’uomo ha iniziato e continua tuttora una oprera di sterminio della loro popolazione, ad oggi della popolazione originale ne è rimasto solo l’1%. Occupava una larga fetta , a forma di banana, di territorio che attraversava tutta l’America partendo dai confini del Messico arrivando fino a quelli con il Canada comprendendo stati come il sud e nord Dakota, Montana, Wyoming, Nebraska, Colorado,Kansas, Oklahoma,Texas,New Mexico,Arizzona, oggi così come è per il numero dei soggetti, anche il territorio che occupano si è drasticamente ridotto fino a rimanere il 2% di quello che era occupato agli inizi del 900.

Nei loro luoghi di origine vengono considerati oggi INVASIVI (una specie come può essere invasiva se è li da sempre?) all’uomo serve il territorio per cui il “fastidio” deve essere eliminato con ogni mezzo, che nel caso del cdp va dal semplice “tiro al cane della prateria” alla stupidissima “pesca al cane della prateria” fino ad arrivare al letale sterminio con gas venefici immesso nelle tane o al casalingo cannone a gas propano.

Vengono sterminate intere colonie in poche ore, questa cosa mette in serio rischio NON solo l’esistenza del cane della prateria stesso, ma essendo uno degli ultimi anelli della catena alimentare nell’ecosistema prateria, viene messa a rischio l’intera catena, se si pensa che il furetto dalle zampe nere predatore naturale del cane della prateria che viveva in assoluta dipendenza e in simbiosi con questo animale, cibandosi di esso e utilizzando i cunicoli e le tane lasciate vuote dai cdp, a causa dell’annientamento di intere colonie di cani della prateria, sono stati dichiarati estinti in natura nel 1979, ad oggi ne sopravvivono un migliaio di esemplari frutto di un programma di riproduzione in cattività, immessi sul territorio in praterie del Sud Dakota. A seguito del blocco dell’Europa alle importazioni dagli USA deciso nel 2003, gli esemplari attualmente in Europa discendono da quelli nati da soggetti importati dagli USA tra il 1995 e il 2003 per cui oggi in commercio si trovano solo esemplari nati in cattività. Il CDP è un roditore strettamente erbivoro, si nutre di erba e foglie, in alcuni periodi dell’anno, quando ha momenti di superiore fabbisogno energetico o proteico si ciba anche di vermetti, insetti cavallette, NON si nutre di semi o frutta, il suo sistema digerente è naturalmente tarato sugli alimenti che trova in natura e non assimila quindi zuccheri e grassi. E’ un animale fortemente gregario e con un altissimo e rispettosissimo senso delle gerarchie, vive in famiglie formate dal capofamiglia, in genere il maschio riproduttore, due o tre femmine adulte, i giovani nati nell’anno precedente e le cucciolate dell’ultimo anno. Ogni famiglia ha il proprio territorio “di pertinenza”che il capofamiglia difende da qualunque intruso, tante famiglie formano una colonia e tante colonie formano delle città. Altra notevole particolarità è che il cdp è considerato un architetto tra i più abili del regno animale, perché realizza le sue tane in modo che risultino calde, ben arieggiate, prive di umidità e lontane dall’influsso del tempo inclemente, tanto che solo uragani molto devastanti e inondazioni estreme possono danneggiare le loro costruzioni. La perfezione delle loro tane fa si che gli studenti di ingegneria di alcune università americane vadano sul posto a studiare le tecniche di costruzione adottate dei cani della prateria. La tana classica per una famiglia di cdp è costituita da cunicoli lunghi da 5 a 30 metri e profondi 2-5 metri sui quali si aprono più stanze scavate nel terreno a diversi livelli di profondità. Le stanze sono posizionate sul fianco delle gallerie scavate in verticale, e nella parte superiore di quelle scavate in orizzontale così che se anche dovesse entrare acqua dalla sommità dei tunnel ,questa scenderebbe senza allagare nessuna stanza. Ogni stanza è stipata di erba secca e destinata a un uso preciso: c’è la camera per il ricovero degli adulti (che generalmente dormono tutti insieme), la toilette, che viene periodicamente richiusa con la terra e ricostruita altrove, e più in basso di tutte ci sono le camere destinate al parto e l’allattamento dei cuccioli. La sommità di ogni galleria è costituita di una struttura fatta a tronco di cono rovesciato (tipo sommità di un vulcano per capire meglio) che loro costruiscono compattando la terra con forti picchiettature con la fronte e serve per non fare entrare acqua piovana all’interno delle gallerie e serve anche per avere un punto più alto di osservazione per la sentinella del gruppo. Il Cdp dalla coda nera, al pari di quello del Messico,NON va in letargo, (a differerenza delle altre tre specie che invece ci vanno) è attivo tutto il periodo dell’anno, le sue giornate le passa a giocare ,mangiare e cercare di non essere mangiato, non si allontana mai dalla propria tana sia per non andare a litigare con “il vicino”ma principalmente per poter rientrare nella tana immediatamente non appena la “sentinella” avverte tutti i compagni di un pericolo che si avvicina. Hanno un solo calore all’anno e nella famiglia è il maschio predominante che si accoppia con le femmine adulte, il periodo del calore e accoppiamento febbraio-marzo, la gestazione dura 33-38 giorni, una cucciolata può contare da 1 a 8 cuccioli con un range medio di 3-4, i piccoli nascono completamente nudi e con gli occhi chiusi, a 15 giorni iniziano a fare intravedere una leggera peluria, a 30 il pelo è completo, qualche giorno dopo aprono gli occhi, a 45 iniziano a imparare a cercare cibo e a 70-75 MAI PRIMA sono completamente svezzati. La vita media di questi animali in natura difficilmente supera i 5 anni, mentre in cattività arriva a 8-10. Sono animali estremamente intelligenti,Per fare capire che tipo di intelligenza hanno i cdp. Molto interessanti sono gli studi condotti su una colonia di cani della prateria dal professore Slobodchikoff, della North Arizona University, che indicano che dopo quello umano, il linguaggio del cane della prateria è il più ricco e sofisticato dell’intero regno animale, superando addirittura quello dei primati più vicini all’uomo nella scala evolutiva. Registrando i versi di allarme dei cani della prateria (ci sono vari filmati su questi esperimenti su YouTube) e analizzandone poi le frequenze ha scoperto che questo verso non è un generico avviso di pericolo, ma una vera e propria frase che descrive nel dettaglio il predatore che sta minacciando la colonia, distinguendo innanzitutto tra le varie specie animali (l’uomo, il falco, il coyote, il cane domestico, il serpente,eccetera), così che i membri della colonia reagiscano nel modo più indicato per difendersi da quel particolare predatore. Ma non finisce qui, perché in quel singolo verso ci sono anche dei dettagli sull’aspetto di quel singolo soggetto in avvicinamento, tipo le dimensioni (altezza e larghezza) e il colore (verde, giallo, blu, grigio, mentre non vedono il rosso), come a dire: ”Arriva un essere umano, è alto, grasso e vestito in blu”. Ancora, anche l’intensità fra un grido e l’altro ha un significato, indica il grado di pericolo, cioè più il pericolo è vicino o grave (il predatore molto distante dalla colonia che cammina è meno pericoloso di un predatore vicino che corre) più aumenta l’intensità fra un grido e l’altro, funziona un po’ come i sensori di parcheggio delle nostre auto, più ci si avvicina ad un’ostacolo più aumenta l’intensità del bip bip In altre parole, ogni verso rappresenta un’intera frase, non una singola parola. E’ stato fatto un ulteriore esperimento, di fare avvicinare alla colonia (tramite un sistema di carrucole)”un nuovo e sconosciuto predatore”,delle figure geometriche sconosciute al cane della prateria, e si è visto che le sentinelle hanno immediatamente coniato un nuovo verso per descrivere il nuovo predatore. E non è ancora finita, non solo hanno un linguaggio, ma parlano anche in dialetto. Analizzando le frequenze di grida di allarme registrate inviando verso la colonia di cdp lo stesso tipo di predatore si è notato che il verso con cui i cani della prateria della California indicano quel determinato predatore è leggermente diverso da quello utilizzato da quelli che vivono, ad esempio, in Georgia. Tutto questo per dire che SOLO conoscendo come vive il cdp in natura, potremo gestirlo in maniera ottimale in cattività, infatti ogni tipo di comportamento che avrà con noi all’interno delle nostre case si rifarà SEMPRE alla sua vita in natura, dobbiamo tenere conto che il cdp ha iniziato ad entrare nelle nostre case come animale pet SOLO (in Europa) nella seconda metà degli anni 90, per cui è ancora a tutti gli effetti un animale selvatico e così si comporterà, con tutti i suoi pro e i suoi contro, solo conoscendo quello a cui si andrà incontro si potrà valutare se iniziare una avventura con una coppia di questi splendidi animali. Quindi dobbiamo sapere che come in natura lui vede e considera solo due tipi di esseri viventi, i facenti parte della sua famiglia con cui condividere tutto, e i suoi predatori da cui difendersi, scappare. Anche noi quindi saremo considerati una delle due, se saremo considerati suo predatore lo vedremo scappare (che è il primo istinto) oppure se capisce che vie di fuga non ne avrebbe non esiterà ad attaccarci per difendersi e non avrà sicuramente paura a farlo anche perché come preda non avrebbe scelta se non quella, se invece ci considererà facente parte della sua famiglia ecco che noi diventeremo cdp al suo pari e si relazionerà con noi allo stesso modo con cui si relaziona con i suoi pari in natura, e allora vuole dormire appallottolato assieme ai suoi simili, vuole giocare, vuole fare i grattini, vuole fare gli agguati.